10 ottobre 2012

I bambini clandestini hanno diritto al pediatra

Un documento che sarà approvato a giorni con applicazione immediata elimina la discriminazione.
Funziona in modo diverso in ogni Regione. E a rimetterci sono i più fragili. I figli di immigrati irregolari, privi di un diritto fondamentale, la salute. Elimina questa discriminazione un documento di indirizzo sull'assistenza ai cittadini stranieri che verrà approvato la prossima settimana in Conferenza Stato-Regioni, con applicazione immediata. I minori extracomunitari dovranno avere il pediatra di base, come i bambini italiani. «Siamo riusciti finalmente ad arrivare a un provvedimento per migliorare alcuni problemi dell'assistenza sanitaria agli immigrati», ha detto annunciando la novità il ministro della Salute, Renato Balduzzi.
La prossima settimana ne parlerà ai medici della Società italiana medicina dell'immigrazione (Simi). La parte che riguarda i figli di genitori senza permesso di soggiorno è la più qualificante di un documento che ha come radice leggi già esistenti e le chiarisce in modo chiaro per uniformare l'assistenza. Attualmente è poco frequente che un bimbo del Marocco o del Senegal figlio di una famiglia clandestina venga curato da un pediatra di base, dunque entri sotto l'ala assistenziale dello Stato italiano. Solo l'Umbria, e in parte la Puglia, prevedono questo meccanismo. Altrove i figli degli irregolari vengono sballottati tra consultori, ambulatori per adulti e altri servizi. In ogni caso non vengono seguiti da un unico medico. «Il documento era già pronto un anno fa. È un salto culturale perché cancella le diseguaglianze. Non era giusto che ogni Regione si regolasse autonomamente in base alla locale impostazione politica», dice Salvatore Geraci, presidente della Simi e responsabile sanità della Caritas.
Il documento garantisce inoltre un percorso sicuro ai rom «in fragilità sociale», cioè gli anziani. Infine chi ha presentato domanda per la sanatoria in corso entrerà automaticamente sotto la tutela del servizio sanitario italiano. Concetta Mirisola, commissario straordinario dell'Istituto nazionale per la promozione della salute dei migranti, con sede al San Gallicano di Roma, fotografa la realtà: in 4 anni sono stati curati in ambulatorio 50 mila persone e circa 150 mila sono state le visite. Il 70% ha riguardato stranieri irregolari. Tra i problemi dell'assistenza la mancanza di figure necessarie come il mediatore culturale e l'antropologo. Alla Caritas confermano. Sei pazienti su 10 sono clandestini e fra loro il 50% extracomunitari e il 20% comunitari in condizioni di salute molto critiche.

Margherita De Bac dal Corriere della Sera del 7 ottobre 2012

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